La giornata è soleggiata; la flora in piena fioritura.
Il magico silenzio, caratteristica dominante di queste aree protette, ci avvolge all’istante, per poi esplodere nel canto incrociato di innumerevoli uccelli.
Seguiamo un sentiero ben curato che, in una serie di anelli concentrici, arriva a lambire il Ticino.
Unico appunto negativo: il passaggio di troppe biciclette sportive, lanciate a inadeguate velocità.
Il bosco di carpini, querce, robinie, platani, pioppi e di qualche raro e vecchio pino fra da scudo alla luce. Le fronde degli alberi formano una fitta trama di varie sfumature di verde. Selvaggio e incantevole il sottobosco.
Una distesa di vinca selvatica è pronta a sbocciare. Felci dal lungo stelo, si contendono i pochi sprazzi di sole. L’abbondante muschio sui tronchi segna il Nord.
I rovi dalle bianche fioriture, sono già invasi dalle api. Il loro potente ronzio ci arriva con vibrazioni che paiono spostare l’aria.
Un inaspettato e intenso profumo di mughetti, mi rimbalza indietro nel passato. Strana la capacità del nostro cervello di elaborare dati olfattivi e tramutarli in immagini!
Il concerto dei volatili che ci seguono dall’alto dei rami, si interrompe d’un tratto. Un picchio è a pochi passi da noi: lo sentiamo distintamente, con quel suo velocissimo e preciso suono ritmato.
Poi, un fruscio e la repentina fuga di due animali di grosse dimensioni.
Ci guardiamo per qualche istante negli occhi senza parlare: non possono essere cinghiali, non sono segnalati in questa area. Caprioli. Sì, probabilmente sono due caprioli che abbiamo disturbato con il nostro passaggio.
a.t.
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