L'Oasi Lipu di Cesano Maderno è pressoché deserta: ci siamo noi e un paio di persone con cani al seguito. Meglio così, questi luoghi sono ancora più affascinanti se vissuti in solitaria.
In un attimo, lasciata l'auto al parcheggio, il sentiero si perde nella fitta e incolta boscaglia. Rovi ai lati, alberi dai rami ancora carichi di foglie secche, eppure già pronti a far esplodere le nuove gemme.
I tronchi degli alberi sono segnati a nord da spettacolari coltri di muschio; a terra, macchie di candidi anemoni che ondeggiano al vento.
L'esercizio di estraniarsi dai rumori di sottofondo non è facile: il silenzio dell'oasi è rotto dal rombo degli aerei e degli elicotteri ( tutti oggi e tutti sopra le nostre teste, oggi?), oltre che dal suono delle campane, che rintoccano ogni quarto d'ora. Moto e auto, come ulteriore sottofondo. Poi, a poco a poco, il nostro udito si concentra su ben altre e più sublimi frequenze. Il canto degli uccellini ci circonda, risuonando ovunque.
Vecchi capanni in legno e metallo spuntano dalle sterpaglie.
Puntiamo lo sguardo, le macchine fotografiche e i registratori verso l'alto.
Fra l'intrigo dei rami di questo bosco molto simile a quello descritto nelle favole, si intravedono i rapidissimi spostamenti di esseri in volo. Quasi impossibile immortalarli: la loro natura libera è decisamente contraria ad ogni forma di staticità fotografica! In più, il mio tele pesa un quintale e senza cavalletto l'impresa di far scatti decenti è praticamente nulla.
Lasciamo il sentiero principale, per incamminarci verso il laghetto. I rami spinosi delle rose canine e dei lamponi frenano i nostri passi. Attorno al lago-palude l'atmosfera è ancora più fiabesca. Il silenzio è quasi assoluto. Sopra le nostre teste alcune anatre compiono evoluzioni degne da frecce tricolori, mentre un cigno si avvicina lentamente a noi, per controllare il territorio.
Il cielo si fa all'improvviso più cupo: alle nostre spalle torna l'intreccio di canti e richiami.
Punto l'obiettivo verso un gruppo di betulle, fra i cui rami intravedo una cincia: neppure il tempo di mettere a fuoco e la perdo di vista.
Cambio obiettivo e inquadro alcune gemme
poi il mio sguardo viene nuovamente intrappolato dalla luce al di là dell'intrigo dei rami.
a.t.
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