E da ultimo venne…il merlo
Cronaca di un’incursione a tre: il codirosso, il pettirosso e il merlo
Il segnale del loro arrivo parte sempre dai miei agenti-gatti, che dal loro sonno, all’apparenza profondo, scattano all'improvviso come molle davanti alla finestra.
Appostati come due marines, iniziano ad emettere strani suoni: carpe diem; ora o mai più!
Mi apposto, imitando la loro postura, con il tele già montato.
E’ una settimana che la mia macchina stazione sulla mensola in cucina, pronta all’uso.
Due gatti e un’umana appiattiti al suolo, per catturare istanti di vita.
Non chiedetemi il perché.
Il pettirosso ( Pettyred, sì, è sempre lui!) sul manubrio della bicicletta conduce la regia dall’alto, poi si muove verso il mio boccone di panettone.
Un passo indietro: ho ereditato questa vena francescana dal mio papi, che ogni mattina in inverno preparava un mix di frutta secca e briciole per i suoi fedeli amici volatili.
Il codirosso ( il cupo Codyred) dallo sguardo truce, fa una rapida ed efficace incursione che dura pochi secondi.
Naturalmente la macchina si inceppa proprio in quella manciata di istanti: pulizia del sensore!
Scrivo senza poter documentare con le immagini: il fragile essere volante piomba a becco aperto sul boccone, che mette al sicuro dieci metri più in là.
Il pettirosso sparisce, mentre il codirosso banchetta, voltandosi ogni tanto. Pare lanciarmi una sfida. I suoi occhi, dalla dimensione di una capocchia, trapassano le mie lenti.
Click, clik, clik…e da ultimo venne…il merlo ( The Bird in Black).
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