lunedì 8 gennaio 2018

8 gennaio 2018


E da ultimo venne…il merlo
Cronaca di un’incursione a tre: il codirosso, il pettirosso e il merlo

Per poter immortalare le rapide incursioni di questi fragili esserini, dovrei allestire un set fotografico permanente e, soprattutto, ben mimetizzato.
Il segnale del loro arrivo parte sempre dai miei agenti-gatti, che dal loro sonno, all’apparenza profondo, scattano all'improvviso come molle davanti alla finestra.
Appostati come due marines, iniziano ad emettere strani suoni: carpe diem; ora o mai più!
Mi apposto, imitando la loro postura, con il tele già montato.
E’ una settimana che la mia macchina stazione sulla mensola in cucina, pronta all’uso.
Due gatti e un’umana appiattiti al suolo, per catturare istanti di vita.
Non chiedetemi il perché.
Il pettirosso ( Pettyred, sì, è sempre lui!) sul manubrio della bicicletta conduce la regia dall’alto, poi si muove verso il mio boccone di panettone.
Un passo indietro: ho ereditato questa vena francescana dal mio papi, che ogni mattina in inverno preparava un mix di frutta secca e briciole per i suoi fedeli amici volatili.
Il codirosso ( il cupo Codyred) dallo sguardo truce, fa una rapida ed efficace incursione che dura pochi secondi.
Naturalmente la macchina si inceppa proprio in quella manciata di istanti: pulizia del sensore!
Scrivo senza poter documentare con le immagini: il fragile essere volante piomba a becco aperto sul boccone, che mette al sicuro dieci metri più in là.
Il pettirosso sparisce, mentre il codirosso banchetta, voltandosi ogni tanto. Pare lanciarmi una sfida. I suoi occhi, dalla dimensione di una capocchia, trapassano le mie lenti.
Click, clik, clik…e da ultimo venne…il merlo ( The Bird in Black).

a.t.










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